2012DANIELE
Il rame costruisce il corpo, il vuoto ne svela l’anima.
Una figura che emerge dal dialogo tra materia e intuizione
Daniele
Rame-Ossidi di Ferro e Solfuro-Patina naturale
H80-L60-P35
DANIELEGALLERIA
Daniele nasce dall’incontro indissolubile tra pieno e vuoto, tra ciò che la materia costruisce e ciò che l’assenza rivela. La scultura si sviluppa come una figura umana in divenire, composta da centinaia di tasselli di rame che si uniscono e si separano allo stesso tempo, generando una presenza forte e riconoscibile ma mai completamente definita.
Appartenente al linguaggio dei Frammenti, l’opera esplora il rapporto tra struttura e dissoluzione, tra il bisogno di dare forma e la necessità di lasciare spazio all’immaginazione. Il corpo emerge dalla materia come se fosse stato costruito lentamente, frammento dopo frammento, seguendo una crescita organica che conserva visibili le tracce del proprio processo creativo.
Daniele viene dalla terra ed è materia carnale. Prima di diventare attraversabile dallo sguardo, prima di mostrarsi leggero e quasi trasparente, è stato massa, peso, presenza compatta. Ogni tassello di rame rappresenta un elemento costitutivo della forma, un frammento di realtà che contribuisce alla costruzione dell’identità . Ma è proprio nell’alternanza tra parti presenti e parti mancanti che la scultura trova il proprio significato più profondo.
I tasselli metallici, ancora idealmente tiepidi del lavoro dell’artista, raccontano la dimensione del fare, del costruire, del modellare. Sono il visibile, il concreto, il linguaggio classico della scultura. Gli spazi vuoti che li interrompono diventano invece il luogo dell’intuizione, della percezione e della memoria. Non rappresentano una mancanza, ma una presenza diversa, invisibile eppure essenziale.
Il vuoto non sottrae materia all’opera: le dà significato. Attraverso queste aperture lo sguardo può oltrepassare la superficie, penetrare all’interno della figura e coglierne la dimensione più intima. La scultura non si limita a occupare uno spazio, ma dialoga continuamente con l’ambiente che la circonda, lasciando entrare la luce, l’ombra e lo sguardo dello spettatore.
La figura appare così sospesa tra costruzione e dissolvenza. Da alcune prospettive emerge con forza la solidità anatomica del corpo; da altre sembra quasi smaterializzarsi, trasformandosi in un insieme di segni, ritmi e vibrazioni. Questa ambiguità percettiva diventa parte integrante dell’opera e invita a riflettere sulla natura stessa dell’identità umana, fatta non solo di ciò che mostriamo, ma anche di ciò che custodiamo dentro di noi.
Si percepisce ancora l’eco del martello che modella il rame, il sibilo della fiamma che ne modifica la superficie, l’energia fisica di un processo che trasforma la materia grezza in linguaggio espressivo. Ogni frammento conserva la memoria del gesto che lo ha generato e contribuisce alla costruzione di un organismo più grande, capace di raccontare la complessità dell’essere umano.
Daniele diventa così una riflessione sulla dualità che accompagna ogni esistenza. Siamo ciò che appare e ciò che rimane nascosto. Siamo forma e pensiero, corpo e memoria, presenza e assenza. La scultura rende visibile questo equilibrio delicato, suggerendo che spesso è proprio il vuoto a definire il pieno, così come il silenzio dà significato alle parole.
In questo continuo dialogo tra materia e spazio, la figura trova la propria forza espressiva: non come immagine conclusa e definitiva, ma come presenza aperta, capace di accogliere interpretazioni, emozioni e significati sempre nuovi. Perché ciò che rende unico Daniele non è soltanto ciò che si vede, ma soprattutto ciò che, pur non essendo materia, continua a vivere dentro la forma.
L’anima costruisce il corpo, il vuoto ne svela l’essenza. Una figura che emerge dal dialogo continuo tra presenza e assenza. Daniele è ciò che appare allo sguardo, ma anche ciò che si intuisce oltre la materia.
LINGUAGGIOINOPERADANIELEFRAMMENTI
La tecnica è basata sull’utilizzo di frammenti di rame tendenzialmente regolari.
Dopo avere duplicato il modello originale realizzato in argilla si cola un duplicato con un materiale refrattario al calore ma resistente tanto da poter sostenere la martellatura di adattamento delle singole piastrine di rame.
Sulla riproduzione in refrattario del modello originale si appoggiano quindi le singole piastre, le si adatta con il martello e dopo averle scaldate le si salda l’una alle altre.
Si ricostruisce in questo modo la figura umana o il volto o altro.
Determinante risulta il corretto rapporto tra il pieno determinato dalle piastrtine e dal vuoto che viene lascia tra le stesse.